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Rendere i Piani di studio più mirati alle caratteristiche ed ai bisogni formativi degli alunni implica un adeguamento delle progettazioni che deve tener conto dei diversi stili cognitivi degli allievi rispetto alle attività d’insegnamento/apprendimento. Tale operazione costituisce, soprattutto, un approccio nuovo e diverso alla questione metodologica che, in prima istanza, costituisce il nodo attraverso il quale, in modo effettivo, si tende ad identificare una progettazione curricolare che non sia la stessa per ogni bambino. In altri termini è l’approccio metodologico, l’utilizzazione di strategie e strumenti, che, in prima istanza, rendono i Piani d’intervento didattico più vicini alle capacità dei bambini. ”Al loro ingresso nella Scuola Primaria i fanciulli hanno già vissuto un gran numero d’esperienze….(omissis)….Poiché l’apprendimento sia significativo i docenti  avranno cura di attivare alcune priorità pedagogiche e didattiche che favoriscano la progressione e la sicurezza degli apprendimenti degli allievi” ed ancora “ Davanti  ad un’ ineliminabile condizione di molteplicità (degli alunni) la scuola deve intraprendere la strada che prenda atto delle diversità, le tematizzi e le trasformi, attraverso l’incontro, la ricerca e la reciprocità”(dalle Raccomandazioni ,sempre attuali, del 2004).
L’altro aspetto di cui bisogna tener conto nell’ambito di un discorso sulla metodologia è di tipo relazionale (anche con riferimento alle diverse Indicazioni programmatiche,  in cui si afferma che le prime competenze cui deve pervenire il ragazzo, alla fine del Primo ciclo d’istruzione, sono di tipo comunicativo-relazionali).La creazione di un clima positivo, basato su un rapporto empatico tra docente e discente e tra gli alunni è il primo passo che può permettere l’efficace applicazione d’altri metodi. In altre parole se vengono a mancare alcuni degli ingredienti che rendono “buono” l’ambiente scolastico, che permettano ai bambini di trovarsi in una situazione di “ben-essere”, qualsiasi tipo d’approccio metodologico è destinato a fallire.
Per la Scuola dell’infanzia è’ compito dei docenti organizzare e predisporre un contesto ricco di spunti di ricerca e di indagine che preveda l'attivazione di vari percorsi di apprendimento. In questa prospettiva, tra le diverse metodologie, si utilizzerà lo sfondo integratore come elemento che collega obiettivi diversi, favorendo al tempo stesso lo sviluppo di varie capacità relative ai campi di esperienza. Esso conferisce un significato alle varie esperienze e sollecita la motivazione attraverso attività di apprendimento correlate ed integrate.
Nell’ambito della mediazione didattica un’ importante opportunità formativa e metodologica è rappresentata dalla continuazione, per alcune sezioni della Scuola dell’infanzia, dell’itinerario di ricerca-azione della Programmazione Neuro Linguistica, che svolta nell’ambio del Progetto “ Qualità d’aula”, del Polo Qualità dell’USR della Campania, ha dato, nell’anno scolastico 2009/2010, degli ottimi risultati per quanto riguarda il miglioramento delle competenze degli alunni. 
I docenti della scuola dell’Infanzia adotteranno le seguenti metodologie, utilizzandole alternatamene o in modo combinato secondo le opportunità:
Role playing
• Metodo della comunicazione
• Metodo dell’esperienza
• Metodo dell’apprendimento strutturato
• Problem solving

Per quanto riguarda la Scuola Primaria i metodi che s’intendono utilizzare uniscono, attraverso una sintesi pedagogica, le esigenze del bambino e gli standard educativi nazionali, che dai primi approcci conoscitivi permettano di arrivare a processi d’astrazione.
I principi ispiratori saranno:
¤ la semplificazione
¤ la gradualità
¤ la ricorsività
¤ la concretezza
¤ l’aderenza all’ambiente del bambino
¤ l’individualizzazione.
Le scelte metodologiche operate  dalle équipe terranno conto della:
metodologia della ricerca, attraverso le varie fasi della:
> problematizzazione dell’argomento;
> ipotesi di risoluzione;
> verifica della soluzione;
> ulteriore problematizzazione.
Tale scansione verrà realizzata tenendo conto del concetto brunëriano della ricorsività dell’intervento formativo in cui l’argomento viene ripreso in forma sempre più complessa, ma, comunque adeguata alle capacità degli alunni.
I metodi tradizionali di tipo trasmissivo verranno utilizzati in momenti dell’attività d’insegnamento in cui la loro presenza è, comunque, giustificata.
Si utilizzeranno le attività di gruppo ( cooperative learning) ed a quelle di tipo laboratoriale.

Si darà largo spazio ad iniziative che vedano le scolaresche impegnate in attività al di fuori dell’ambito scolastico. Infatti la scuola  non può costituire l'unica istituzione formativa che assume il monopolio della trasmissione del sapere poiché coesiste e collabora, in modo più o meno formalizzato, con una miriade di altre agenzie educative. L’ esperienza educativa dell'individuo deve poter contare su altri “spazi” formativi che sono  l'ambiente, il territorio e ogni altra risorsa extrascolastica .Essi costituiscono un valido “ palcoscenico pedagogico- didattico" al pari dell'aula costituendo, insieme ad essa, ciò che viene definito in termini di sistema formativo integrato.
Le “aule decentrate” saranno quindi oggetto delle visite d’istruzione che gli alunni faranno nel corso dell’anno, in base ad un’articolata programmazione delle mete e degli itinerari da realizzare.
( Allegato A delle visite guidate e dei viaggi d’istruzione)

La creazione dei coordinamenti disciplinari permetterà un continuo e proficuo scambio di riflessioni e di esperienze relativamente ai metodi utilizzati.
Mediazione didattica
 
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